IL GIUDIZIO DEL CRITICO D'ARTE ... |
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I linguaggi espressivi dell'arte sono molteplici e multiformi. L'uomo, sin dai tempi remoti, ha avuto sempre il bisogno di comunicare, di esprimere le sue emozioni, le sue impressioni, la realtà dell'intorno. Segno, colore, parola e musica erano (e sono ancora oggi) la traduzione di ciò che entro e fuori urge. Non è un caso che le civiltà remote primitive o classiche che fossero, rappresentarono in concretezza d'immagine e di parole, l'esigenza con la traduzione e l'identificazione delle muse.
E Vincenzo Petesse che si è formato culturalmente a Todi e che opera a Foligno, si avvale per esternare la sua necessità di visualizzazione di due tecniche espressive: la scultura su legno e la pittura. La sua tecnica scultorea, tesa ad ottenere effetti visuali rilevanti, procede con il metodo del togliere. Sicuramente il giovane folignate che ha il possesso di una manualità straordinaria, non si limita ad una figurazione semplificata, ma preferisce soggetti con forti implicazioni psicologiche. I volti sono 'estratti' dal legno non tanto per cogliere aspetti estetici, quanto per strappare elementi psicologici che possono emergere dall'accentuazione di alcuni tratti somatici e da sguardi fortemente intriganti e implicanti sensazioni non troppo tranquille.
E la ricerca di questa espressività, al di là e oltre la reale figurazione, si ritrova evidenziata e nelle maschere e nella rappresentazione simbolica di animali forti contro animali deboli, come l'uomo forte contro l'uomo debole. Loriginale complicazione psicologica propria dei soggetti scultorei non si ritrova nella pittura, che al contrario si distende in formulazioni e in modulazioni visive che privilegiano la bellezza femminile, colta in ascendenza rinascimentale (Perugino, Gozzoli, Pinturicchio, ecc.). Il folignate, con buona padronanza del colore, si diletta a visualizzare delle belle composizioni, dove gli oggetti, forse desueti, si riappropriano di una funzione vitale che il tempo 'civile' ha cancellato. È un giovane che merita attenzione perché persegue in silenzio e umiltà, lontano dai clamori di mostre e di critica, il proprio obiettivo espressivo è che abbiamo potuto ammirare nella recente mostra, tenuta a Foligno ed organizzata dalla Associazione Culturale 'Centro del Mondo'.
Giovanni Zavarella ![]()
tratto da "Il Giornale dell'Umbria" del 16 ottobre 1999